Racconti intorno al fuoco…

9 Apr

Nel forum del nuovo corso del prof. Andreas Formiconi,

Un cMOOC sulle tecnologie internet per la scuola – #ltis13

è nata l’idea di cimentarsi nello storytelling…

Tutto è iniziato da un post che Andreas ci ha proposto…

http://iamarf.org/2013/04/09/le-voci-degli-ultimi-ltis13/#comment-13674

in cui si parla del film documentario Mare Chiuso, di Stefano Liberti e Andrea Segre,                        “nel quale si affronta la tragica vicenda che vide protagonisti gli immigrati africani respinti in territorio libico nel canale di Sicilia dalla marina militare e dalla guardia di finanza italiana,   in seguito agli accordi tra Gheddafi e il governo italiano”.

L’idea di questi “Racconti intorno al fuoco” è nata così, dal commento di qualcuno nel gruppo…

“Avevo già visto da qualche parte il video “Mare Chiuso”; ne ero rimasta indignata e sconvolta…                                                                                                                                Mi è venuta allora l’idea di scrivere un inizio di racconto di pseudo-fantascienza da proporre ai miei alunni, chiedendo loro di continuare a scriverlo in wiki.                                         Visto però che hai dato a tutti noi questo input, Andreas, vorrei proporre ai miei compagni di corso un’esperienza di storytelling, invitandoli ad un’attività di scrittura collaborativa, (wiki), cioè a continuare il racconto, dal momento che abbiamo anche lo strumento adatto, il pad…                                                                                                                                     Dovrebbe essere come sedersi intorno ad un fuoco acceso, nel nostro villaggetto, e raccontarsi a turno delle storie, anzi un pezzo della storia relativa all’argomento proposto…”

Ecco l’inizio del racconto alla cui stesura sono invitati tutti a partecipare in un’esperienza di scrittura creativa e collaborativa, in cui ognuno riverserà il suo background, le sue idee, il suo vissuto…

E’  fantascienza, ma può diventare realtà…

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Siamo nel 2213 d.C. ed il pianeta Terra è interessato da una nuova glaciazione che sta provocando un avanzamento dei ghiacci verso regioni che fino a 200 anni fa godevano di un clima temperato che permetteva lo sviluppo sociale ed economico ed il fiorire della cultura e delle arti in ogni forma e in ogni campo.

Anche l’Italia, un tempo fiore all’occhiello dell’Europa, si trova stretta nella morsa del freddo e del ghiaccio e quasi ogni giorno gruppi sempre più numerosi di Italiani,  Francesi, Spagnoli, Tedeschi, Svizzeri e, per farla breve, di tutti i popoli europei, si vedono costretti a cercare rifugio e migliori condizioni di vita più a sud, dirigendosi a bordo di navi, motoscafi, barche a vela, gommoni, zattere, vasche da bagno…                                                                  verso l’Africa che ora,  grazie alle mutate condizioni climatiche, gode di un meraviglioso clima temperato.

Il Sahara, un tempo il più esteso deserto della Terra, è diventato un nuovo paradiso terrestre, campi fertili, giardini, orti, sono una delizia per gli occhi ed offrono cibo in abbondanza a tutti gli abitanti, un tempo costretti dalla siccità e dalla carestia ad emigrare, e ai numerosi animali che popolano il cosiddetto continente nero, che dopo millenni di sofferenza e di abbandono è di nuovo al centro dello sviluppo e del progresso come ai tempi degli antichi Egizi…

In questo continente così felice e prospero si sono formati due partiti:  quello degli Integralisti Vendicativi,  che non hanno dimenticato tutti i soprusi, le angherie, le sopraffazioni, le violenze subite dai loro antenati, costretti dalla povertà e dalle carestie ad emigrare e a cercare migliori condizioni di vita, o almeno la sopravvivenza, al nord, oltre il Mediterraneo, verso i Paesi ricchi e progrediti, (ma non sempre civili), dell’Europa.

Costoro al grido di  “L’Africa agli Africani!” pattugliano tutte le coste, dal Marocco alla Somalia, respingendo e ricacciando in mare, nelle ormai gelide acque del “Mare Nostrum”, chiunque fosse intenzionato a sbarcare nella loro terra, tornata ora ricca e fiorente, perché egoisticamente non vogliono condividere il loro ritrovato benessere con degli stranieri, che non parlano la loro lingua, non praticano la loro religione e sono per giunta orribilmente bianchi di pelle, bianchi appunto come i ghiacci che  stanno seppellendo i territori dai quali provengono.

Poi ci sono , ma purtroppo costituiscono una minoranza, coloro che  hanno creato il partito “W l’Umanità”, che hanno studiato e ricordano bene la storia,  non solo del loro continente, ma dell’intero pianeta Terra, quando il primo vero uomo, ancora tanto simile fisicamente ad una scimmia, ma completamente diverso nell’intelligenza e nella coscienza, proprio dall’Africa,  a gruppi più o meno numerosi, era emigrato a nord, ad est, a sud, ad ovest…                                                                                                                                                                                                                                                                                   Questi ultimi considerano i nuovi arrivati come dei fratelli, dei parenti più o meno lontani, degli amici da accogliere ed aiutare, in nome della comune “humanitas”  e dell’identico DNA, a dispetto del colore della pelle, dei capelli, degli occhi…

Lum@ca  aprile 9, 2013 alle 9:26 pm

antonella_perrotta@yahoo.it

(continua tu…) 

I primi europei che riescono a sbarcare in terra d’Africa, dopo aver sperimentato fame, freddo e paura, si trovano accolti da alcuni volontari, un gruppo sparuto di persone che crede giusto dare un pasto caldo e un tetto sulla testa a persone che hanno viaggiato, inermi e disperati, per lunghissimi giorni o mesi in mezzo al mare.
Ma subito nascono le difficoltà: è difficile comprendersi. Anche solo per sapere in quale direzione spostarsi per essere registrati dalle autorità locali, occorre usare i gesti, lo sguardo e l’umanità. Ma in lontananza, si vede giungere un gruppo di uomini dagli sguardi non troppo accoglienti; sono gli appartenenti al partito “l’Africa agli Africani” pronti a fare di tutto per espellere i nuovi arrivati, prima ancora della loro identificazione.
Il terrore avvolge come una densa nuvola di fumo tossico, l’intera sponda di mare.

  Letizia    aprile 10, 2013 a 10:30 am

(continua tu…)

Un gruppo di italiani, da poco sbarcati, incominciano a pensare che avrebbero fatto bene ad accogliere i
” vù cumprà” , quando tentavano di vendere oggetti nelle strade per poter sopravvivere. E’ troppo tardi adesso, vorrebbero non sentire le voci di alcuni che gridano: “Tornate a casa “.
E adesso? i BIANCHI proveranno a lavorare come stagionali in NERO…

     maria campagna   aprile 12,2013 a 5:32 pm
maricamp58@gmail.com

(continua tu…)

‘…dalla subnet libera si diffonde la notizia di una guerra imminente. L’Unione degli stati del Nord ha appena dichiarato guerra all’Africa Unita. I messaggi di trattative diplomatiche frenetiche si susseguono a servizi riguardanti attacchi sul confine con la Turchia.

Gli immigrati cercavano disperati una via d’uscita, alla fine un colonnello inglese in pensione, con la testa bianca come la neve al sole di marzo, suggerì di appellarsi al trattato internazionale del 2113, dove veniva sancito il diritto di asilo temporaneo a patto che i cittadini ospitati riuscissero a dimostrare di essere utili al paese ospitante.
Una giovane donna, dai capelli rossi come il fuoco, precisa ed efficiente stava organizzando  un’assemblea di tutti i migranti,  per censire le competenze spendibili e  decidere il da farsi.   Dalla subnet venne scandito l’annuncio dell’invio di missili sulla costa occidentale del Marocco…poi le comunicazioni si interruppero…”

Graziano Ferro                     15/04/2013 alle 10:11 pm
appuntinrete.wordpress.com/
graziano.ferro@gmail.com

(continua tu…)

Perfetto, in terra straniera, senza diritti ed ora senza notizie.
Il blackout informativo, ingigantiva il senso del pericolo …
Non fosse stata la dura realtà , avrebbe potuto anche essere un canovaccio da cui trarre la trama di qualche film catastrofico.
Erika-  così si chiamava la donna dalla testa di fuoco – abituata a ragionare in fretta, si rese subito conto che qualsiasi attività sarebbe stata meglio dell’inazione poiché avrebbe distratto tutti loro e impedito il sorgere del panico.
Con altri due volontari, ritornò al suo censimento.
Thomas- il colonnello- abituato alle strategie, riconobbe la manovra e a sua volta chiamò a raccolta un gruppetto di persone che …”

laura
lhanny.blogspot.com
pizzotti.cfp@gmail.com

(continua tu…)

Thomas- il colonnello inglese – esperto di strategie militari e avvezzo alle emergenze, riconobbe la manovra e a sua volta chiamò a raccolta un gruppetto di persone che … apparivano disorientate e isolate, stremate dalla lunga  e difficoltosa traversata;  sembravano naufraghi, fortunosamente approdati  a quella costa.
Rivolse loro la parola, cercando di usare un tono di voce rassicurante:
“Come on, please, come here!”

Nessuno si mosse o diede l’impressione di aver udito il suo richiamo; rimasero là, alcuni accovacciati, altri distesi sulla sabbia, accanto al gommone incerottato e ormai sgonfio che doveva averli portati fin là, troppo esausti e disorientati per reagire alle sue parole.

Il colonnello si avvicinò a quel manipolo di disperati e, pensando che non avessero sentito, pronunciò  con  voce stentorea quello che ormai sembrava più un comando che un premuroso invito:

“Come on!  Stand up and answer my questions, please!                                                                                                             Who are you?   Where are you from??   Where you plan to go???”

E con la punta del suo stivale, ancora incongruamente lucido, sfiorò il piede nudo di quello che pareva un  relitto, lasciato là, sul bagnasciuga, dalle onde.

Improvvisamente il fagotto informe si animò, come azionato da un meccanismo a molla, e scattò in piedi, ergendosi in tutta la sua… esigua statura e, guardando con occhi feroci da sotto in su il colonnello inglese,                   urlò con quanto fiato aveva nei polmoni:

“Ueh! ma tu che vuò’ ‘a me?  Lassame stà, ca sinnò so’ uàje pe’ té!”

E agitò il piccolo pugno sporco di bitume sotto il naso del colonnello, allibito e basito.

Lum@ca

(continua tu…)

“Wh…at?… What?… ” articolò con voce strozzata il colonnello. Aveva perso il suo aplomb e appariva visibilmente imbarazzato in quella situazione che non riusciva a comprendere, tanto meno a controllare.                       “I can’t… I don’t understand you!   Tell me:   who are you? where are you from?!”

Ma le sorprese non erano finite per il povero colonnello… Da quello che sembrava solo un mucchietto di stracci  spuntarono due occhietti neri e vispi, che tradivano paura e curiosità in parti uguali.
Poi un’altra personcina si materializzò sotto lo sguardo perplesso dell’inglese e rizzandosi in piedi su due stecchi di gambe, con le manine rovesciate provocatoriamente sui fianchi, la testa arruffata di riccioli neri, lo apostrofò con una vocina stridula e spavalda:
“Ueeeh!  Ma tu chi si’!? Che vuò!??  Lassa sta’ a Pascalino, ca sinnò te dong nu càucie!!!”

Se avesse potuto comprendere la minaccia, difficilmente il colonnello ne sarebbe rimasto impressionato o se ne sarebbe preoccupato: i piedini nudi di quello scricciolo non avrebbero potuto costituire alcun pericolo per le sue gambe, inguainate e protette dagli stivali di cuoio nero…

Tuttavia ora erano due, e  quei due lo guardavano da sotto in su con aria di sfida, e le loro parole, benché incomprensibili, suonavano ostili e incongruamente aggressive…

Il colonnello Thomas batté in ritirata, indietreggiando e incespicando, e andò alla ricerca di aiuto.
Decise di rivolgersi alla donna dai capelli rossi che aveva intravisto poco prima.
La trovò intenta a compilare  su un grande taccuino la lista dei profughi che  le si erano accalcati intorno,
isolati o a gruppi, come naufraghi intorno ad una ciambella di salvataggio.

“Excuse me… Help me, please!   I found two children … but they don’t speak our language …
I can’t understand them … ”

Erika, la rossa, comprese a volo e rispose con marcata inflessione che tradiva le sue origini elvetiche:

“Don’t worry, ser,  I’ll take care…” e seguì il colonnello che la guidò, oltre la duna, fino ai due bambini che
si erano nel frattempo seduti sulla rena e giocavano con sassolini e conchiglie.

“Oh, poor, poor kids! Are you alone? Your mother isn’t there? Where is your father?”

I due bambini alzarono gli occhi e fissarono  i capelli rossi i e le lentiggini di quella donna
che parlava “strano”,  ma sorrideva rassicurante.

Erika si frugò nervosamente nelle tasche della giacca di tweed e scovò due Ricola; le porse ai bambini :
le afferrarono e scartocciarono con incredibile rapidità,  se le ficcarono in bocca  e incominciarono a succhiarle rumorosamente.

“Hmm!  Dark eyes and black hair…  Spanish or Italian children, I presume…!  Si rivolse alla bambina:
“Come on with me, baby!”.
La piccola afferrò la sua mano, si alzò e si avviò con lei, seguita dal fratello che a testa china faceva schizzare di qua e di là, calciandoli, i sassi che incontrava sulla sua strada. Chiudeva la processione il colonnello che avanzava, alto e dinoccolato, con passo marziale.

In pochi minuti furono al punto di ritrovo; la donna dai capelli rossi, congiunte le mani come se volesse pregare, le appoggiò alla bocca per amplificare la voce e urlo:
“Attention, please! Is there someone who speaks Spanish or Italian?”

Ripeté poi la domanda nelle sue due lingue madri…
“Attention,  s’il vous plaît!   Y at-il quelqu’un qui parle espagnol ou italien? ”

“Achtung, bitte! Gibt es jemanden, Spanisch oder Italienisch spricht? ”

Si udì un tramestio in mezzo alla folla dei profughi…che si agitò, rumoreggiò,  si aprì per fare ala al passaggio di una robusta signora di mezza età,  che indossava uno strano cappellino nero con la veletta…

“Moi…  c’est moi!  Je suis Madame Tulipe… Je parle un peu  italien, parce-que mon premier mari  était un Piémontais… ”

Lum@ca

(continua tu…)

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Ho chiesto ad un blogger incontrato per caso nel web…   (beh, non proprio per caso, mi è stato segnalato da tnt54) 😉     di partecipare al nostro storytelling…
Inserisco qua il suo indirizzo blog e per la proprietà commutativa dovrebbe apparire il backtrak nel suo…

http://masticone.wordpress.com/

http://masticone.wordpress.com/2013/04/22/noe-era-un-imbroglione-e-pure-un-ausiliare-del-traffico/

42 Risposte a “Racconti intorno al fuoco…”

  1. Letizia aprile 10, 2013 a 10:30 am #

    I primi europei che riescono a sbarcare in terra d’Africa, dopo aver sperimentato fame, freddo e paura, si trovano accolti da alcuni volontari, un gruppo sparuto di persone che crede giusto dare un pasto caldo e un tetto sulla testa a persone che hanno viaggiato, inermi e disperati, per lunghissimi giorni o mesi in mezzo al mare.
    Ma subito nascono le difficoltà: è difficile comprendersi. Anche solo per sapere in quale direzione spostarsi per essere registrati dalle autorità locali, occorre usare i gesti, lo sguardo e l’umanità. Ma in lontananza, si vede giungere un gruppo di uomini dagli sguardi non troppo accoglienti; sono gli appartenenti al partito “l’Africa agli Africani” pronti a fare di tutto per espellere i nuovi arrivati, prima ancora della loro identificazione.
    Il terrore avvolge co,me una densa nuvola di fumo tossico, l’intera sponda di mare.

  2. map85 aprile 10, 2013 a 1:35 PM #

    Grazie, Letizia!
    Sei stata la prima a sederti accanto a me intorno al fuoco…
    e a dare il tuo contributo al racconto.
    Aspettiamo che arrivino anche gli altri…
    Ho vari nickname e per avatar una piccola Mafalda che regge una grande penna…
    chissà perché… 😉

  3. Letizia aprile 10, 2013 a 3:33 PM #

    Aspettiamo con pazienza intorno al calore del fuoco

    • marina.p aprile 10, 2013 a 7:54 PM #

      Toc toc..é permesso?
      per me è tutto nuovo…faticosamente e meravigliosamente nuovo… Non ce la faccio a scrivere un pezzettino di racconto, ma posso tornare a sedermi attorno al fuoco e limitarmi a leggerlo?….

  4. map85 aprile 10, 2013 a 9:09 PM #

    Benvenuta tra noi, Marina!
    Sì, certamente puoi anche solo leggerlo il racconto e,se vuoi, puoi darci qualche idea su come proseguire…
    Potremmo anche fare ogni tanto un brainstorming, scambiarci delle idee, degli spunti…
    poi si troveranno quelli/e disposti a scrivere…

    • marina.p aprile 11, 2013 a 8:43 am #

      Mi è venuta un’idea….
      Sono appena uscita da due ore nella mia terza (media) e pensavo: posso prendere spunto dal tuo incipit e chiedere a qualcuno di loro se vuole inventare il seguito? non è per “appropriarmi del lavoro altrui” ma siccome siamo già alla fine dell’anno e difficilmente riuscirò a sperimentare con i ragazzi tutto quello che sto imparando, questo poteva essere un modo di…mettere le mani in pasta!
      Fammi sapere!

      • Luisella aprile 11, 2013 a 8:40 PM #

        Anch’io per il momento mi siedo intorno al fuoco, e ascolto il crepitare delle fiamme…

      • map85 aprile 12, 2013 a 9:37 PM #

        Ciao, Luisella!
        Benvenuta tra noi!
        Ho incollato all’incipit il contributo di Letizia e Maria e probabilmente aggiungerò qualcosa anch’io.
        Aspettiamo il contributo di altri/e colleghi/e…

      • M.Antonella aprile 12, 2013 a 5:30 am #

        Questo è proprio il motivo per cui avevo creato questo incipit: perché i miei, (ma anche altri), alunni si cimentassero nella scrittura creativa e collaborativa.
        Quindi, Marina, mi farà molto piacere se lo proporrai ai tuoi studenti… sarà come se li invitassimo a raccontare intorno al fuoco accanto a noi…
        Buon lavoro e buona giornata!

  5. laura aprile 12, 2013 a 4:33 PM #

    Ciao ragazze, attorno al vostro fuoco mi sono seduta anch’io. Per ora ho solo ascoltato ma…ripasserò. A presto.

  6. maria campagna aprile 12, 2013 a 5:32 PM #

    Un gruppo di italiani pensa che avrebbero fatto bene ad accogliere i ” vù cumprà” , quando tentavano di vendere oggetti nelle strade per poter sopravvivere. E’ troppo tardi adesso, vorrebbero non sentire le voci di alcuni che gridano: “Tornate a casa “.
    E adesso? i BIANCHI proveranno a lavorare come stagionali in NERO…

  7. map85 aprile 12, 2013 a 10:35 PM #

    Ciao, Laura!
    Ti aspettiamo!!!

  8. map85 aprile 12, 2013 a 10:37 PM #

    Grazie, Maria per il tuo contributo: l’ho inserito nel racconto, subito dopo quello di Letizia. 🙂

  9. Graziano Ferro aprile 15, 2013 a 10:11 PM #

    Ho portato un ciocco di legna da mettere sul fuoco. Mi siedo anch’io per un po’.

    ‘…dalla subnet libera si diffonde la notizia di una guerra imminente. L’Unione degli stati del Nord ha appena dichiarato guerra all’Africa Unita. I messaggi di trattative diplomatiche frenetiche si susseguono a servizi riguardanti attacchi sul confine con la Turchia.
    Gli immigrati cercano disperati una via d’uscita, alla fine un colonnello inglese in pensione, con la testa bianca come la neve al sole di marzo, suggerisce di appellarsi al trattato internazionale del 2113, dove veniva sancito il diritto di asilo temporaneo a patto che i cittadini ospitati riescano a dimostrare di essere utili al paese ospitante.
    Una docente elvetica, dai capelli rossi come il fuoco, organizza un incontro tra tutti i migranti per censire le competenze spendibili e redigere le domande. Dalla subnet viene scandito l’annuncio dell’invio di missili sulla costa occidentale del Marocco…poi le comunicazioni si interrompono…”

    • map85 aprile 16, 2013 a 9:02 PM #

      Ciao, Graziano!
      Benvenuto tra noi.
      Mi piace il tuo… ciocco.
      E’ servito a riaccendere il fuoco attorno a cui ci siamo sedute/i.
      Ora lo incollerò a tutti gli altri e riprenderò anch’io a scrivere…
      Vorrei fare con tutti/e voi un brainstorming per decidere come proseguire e come invitare altri a sedersi accanto a noi a raccontare…

      • laura aprile 24, 2013 a 6:37 PM #

        Ecco, come promesso, il mio rametto per il fuoco:

        Perfetto, in terra straniera, senza diritti ed ora senza notizie.
        Il blackout informativo, ingigantiva il senso del pericolo …
        Non fosse stata la dura realtà , avrebbe potuto anche essere un canovaccio da cui trarre la trama di qualche film catastrofico.
        Erika- la docente elvetica- abituata a ragionare in fretta, si rese subito conto che qualsiasi attività sarebbe stata meglio dell’inazione poiché avrebbe distratto tutti loro e impedito il sorgere del panico.
        Con altri due volontari, ritornò al suo censimento.
        Thomas- il colonnello- abituato alle strategie, riconobbe la manovra e a sua volta chiamò a raccolta un gruppetto di persone che …

  10. M.Antonella aprile 24, 2013 a 7:33 PM #

    Grazie per il tuo contributo alla storia, Laura!
    Sto pensando a come continuare dal punto in cui tu hai lasciato il racconto…
    Ciao!

  11. ele1957 Maggio 1, 2013 a 6:35 PM #

    Accetto volentieri il tuo invito. Adoro i racconti di fantascienza, è una bellissima idea quella dello story telling. Per il momento mi siedo intorno al fuoco anch’io e comincio ad ascoltare…Elena

    • M.Antonella Maggio 9, 2013 a 2:27 PM #

      Ho lasciato un commento sulla tua lavagna, Elena.
      Da questa tua risposta deduco che devi averla letta…
      Benvenuta tra noi intorno al fuoco!

  12. traslocare Maggio 9, 2013 a 10:15 PM #

    Posso solo dire con sollievo che ho trovato qualcuno che sa realmente di cosa sta parlando! Lei sicuramente sa come portare un problema alla luce e renderlo importante. Altre persone hanno bisogno di leggere questo e capire questo lato della storia.

    • M.Antonella Maggio 9, 2013 a 10:38 PM #

      Benvenuto/a, “traslocare”, intorno al nostro fuoco!
      Aspettiamo anche il suo contributo!

  13. masticone Maggio 10, 2013 a 7:09 am #

    Ogni promessa è debito. Ecco il mio piccolo contributo.

    “……
    La donna dai capelli rossi rimase in silenzio a guardarla. C’era qualcosa nell’espressione della matrona che le aveva risposto con quell’accento così buffo, che sembrava ricordarle qualcuno del suo passato. Guardò meglio. E la riconobbe. Madame Tulipe si tolse il cappellino nero affinchè la sua vecchia amica non avesse più alcun dubbio e le sorrise beffarda pensando che avrebbe finalmente avuto la sua rivincita.
    Poco più in là il colonnello, ignaro della piega che avevano preso gli avvenimenti si fece largo tra tutta quella gente che lo guardava come se lui potesse davvero fare qualcosa per aiutarli. Percepiva i feromoni della loro paura ed era come se essa gli provocasse un’eccitazione alla quale non sapeva resistere. Sentiva di avere potere. Per la prima volta in vita sua provava quell’emozione che fino ad allora gli era stata negata, comprendendo finalmente il significato di quel vecchio adagio che gli avevano insegnato ai tempi dell’Accademia “comandare è meglio che fottere”.
    Si fermò proprio in mezzo alla piazza e con un’aria tremendamente seria disse ad alta voce:
    “Adesso ascoltami tutti”

    • M.Antonella Maggio 10, 2013 a 12:43 PM #

      Grazie, MastiK!
      Incollerò il tuo brano accanto agli altri, in attesa che qualcuno/a
      o un intero team voglia elaborare e raccordare i vari contributi…

  14. soudaz giugno 1, 2013 a 3:49 am #

    Solo adedo realizzo che questo avatar lo conosco da tanto; ma sei prorpio tu?
    Costantino

    • map85 giugno 1, 2013 a 1:43 PM #

      Certo che sì, Cost to Cost!

  15. soudaz giugno 1, 2013 a 3:49 am #

    adesso

    • map85 giugno 1, 2013 a 2:00 PM #

      Se non ora, quando??? 😉

  16. antonellarubino giugno 1, 2013 a 5:40 PM #

    (continua tu…)
    Poi si rivolse ai bambini con fare materno e disse: ”Venite qui ragazzi: avete fame?” E porse loro un po’ di quello che aveva racimolato nella distribuzione del cibo che i caritatevoli africani “buoni” avevano passato, di nascosto, tra le maglie della recinzione immediatamente innalzata a dividerli dal resto della popolazione…
    Sembrava di rivedere le scene tante volte trasmesse negli ormai lontanissimi anni della Tv quando, agli sbarchi di Lampedusa, si erano avvicendate contrastanti notizie tra la necessità di applicazione della legge Maroni e la disponibilità degli abitanti di paesi, considerati strategici, dove erano stati predisposti i Centri di accoglienza. Poco alla volta, dalla Sicilia in sù, molti avevano tratto immediato vantaggio dalle braccia forti ed instancabili dei lavoratori che troppo spesso si sentivano rinfacciare di aver rubato lavoro agli italiani.
    Anni duri quelli. Anni in cui ogni cittadino si sentiva lacerato dal dover prendere una decisione in merito. Si faceva tanto parlare dell’atteggiamento subito dagli antenati che sbarcarono in America o che, molto più recentemente, emigravano in Germania per cercar lavoro ed ora ci si ritrovava a dover “spedire al Mittente” intere famiglie fuggite dalle guerre civili in quella Somalia che anticamente fu importante centro commerciale per il resto del mondo e, secondo molti studiosi, l’ubicazione più probabile del leggendario Paese di Punt.
    “ Bene, ora raccontateci où est vostra familia” cominciò Madame Tulipe che cingeva tra le braccia la piccolina, mentre Pascalino era in “perlustrazione” intorno a Thomas ammirando visibilmente gli stivali che poco prima lo avevano colpito…

    • map85 giugno 1, 2013 a 9:02 PM #

      Grazie per il tuo contributo al racconto, Antonella.
      Sono andata a curiosare nel tuo fantastico blog tecnologico che cercherò
      di seguire, perché ci sono tante cose interessanti…
      🙂

  17. antonellarubino giugno 1, 2013 a 5:45 PM #

    Ottima iniziativa: complimenti Mafaldina!
    p.s.
    visto che hai la penna correggi un pò di errori inviati per la fretta prima di pubblicare!
    😀
    Ho anche un link sul paese di Punt che non esce: http://it.wikipedia.org/wiki/Paese_di_Punt

    • map85 giugno 1, 2013 a 9:08 PM #

      Me gusta mucho il paese di Punt… che noi Italiani ci eravamo illusi di conquistare…
      Bene, aggiungerò anche il tuo brano al racconto…aspettando il contributo di altri…
      Felice di averti virtualmente conosciuta, @ntR!
      Firmato:
      m@nt 😉

  18. dallomo antonella giugno 2, 2013 a 9:30 PM #

    Ciao, Map, provo a dare anch’io il mio piccolo contributo al racconto, vediamo cosa ne viene fuori…

    “La spinta verso la vita è più forte di tutto, e bastava guardarsi negli occhi per comprendere l’umanità e quindi le uguaglianze di sentimenti e bisogni che ci fanno uomini tutti uguali…
    Tra i presenti in quel convito di persone, si alzò una giovane che cominciò a parlare di un posto dove sapeva ci fosse chi si poteva prendere cura di loro, dare direttive, istruzioni, suggeriementi preziosi sul da farsi e su come organizzare le emergenze dell’inizio.
    Di chi si trova in terra straniera e per la prima volta è lui lo straniero e non l’altro.

    Non si possono capire i problemi fino a che non ci stai dentro. Non puoi sapere cosa significa avere fame se hai sempre avuto il piatto pieno, Non puoi capire uno straniero che chiede elementari necessità fino a che quello straniero lo diventi tu stesso. Però uomini giusti si possono trovare ovunque. E basta un solo giusto che sappia fare la cosa buona al momento che serve, per vedere accadere miracoli. Se non miracoli, quantomeno soluzioni, risposte, speranze che possano diventare certezze.

    Basta che qualcuno si animi di coraggio per vedere che anche gli altri riescono a risollevarsi, e questo fa bene a tutti, a chi vive la situazione e a chi la sente raccontare…
    L’indomani si seppe che qualcuno era stato accolto in una comunità e che aveva trovato lavoro. Le buone notizie si propagano velocemente, come quelle cattive, solo che fanno molto meglio delle altre.
    E’ bello vedere che le persone si sanno aiutare. Perchè la gente sana è portata a farlo, a far sparire le polemiche che non servono a nulla e che lasciano il tempo che trovano.”

    • map85 giugno 2, 2013 a 9:42 PM #

      Grazie per il tuo contributo al racconto, @nt!
      Mi fa piacere incontrarti di nuovo!
      m@nt 😉

      • dallomo antonella giugno 3, 2013 a 8:35 am #

        Vedo che ti ricordi le nostre sigle di firma…io me l’ero dimenticate…è bello vedere che le strade si possono sempre reincrociare nei vari villaggi tutti comunicanti… un pò quello che dovrebbe accadere nella realtà tra gente che arriva, gente che parte, gente che accoglie… ;-D

      • map85 giugno 3, 2013 a 2:42 PM #

        In questo corso cMooc ho ritrovato, come te, vecchie conoscenze e ho intessuto
        nuove amicizie, poche ma significative! Questa è una delle cose più belle di questa realtà virtuale…

      • dallomo antonella giugno 4, 2013 a 3:25 PM #

        Concordo, m@nt

  19. soudaz dicembre 23, 2013 a 6:02 am #

    L’ha ribloggato su Il Blog di Tino Soudaz 2.0 ( un pochino)e ha commentato:
    Me ne ero scordato, lo riprendo volentieri; grazie Mafaldina

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