2013 in review

31 Dic

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 2,300 times in 2013. If it were a cable car, it would take about 38 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

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Leggere un’opera d’arte: “Jacqueline with flowers” (Picasso)

30 Dic

 
Jacquelin with flowers.jpg

Meno noto di “Guernica” questo quadro di Picasso, intitolato  “Jacqueline with flowers”.
Il soggetto rappresentato è la seconda moglie del pittore, Jacqueline Roque.
La postura delle braccia (non conserte, ma delicatamente incrociate e appoggiate a quello che potrebbe essere il parapetto di un balcone), farebbe pensare ad un momento di riposo,
una pausa dedicata alla contemplazione di un giardino di cui si vedono alcune piante rampicanti e fiorite (rose bianche???)…
… ma se lo sguardo risale lungo il collo, lunghissimo e bianco come una colonna greca, a reggere la testa-capitello, 
è possibile comprendere che non è così…
L’espressione del viso, lo zigomo accentuato, il naso alla greca dalle narici leggermente dilatate, lo sguardo assorto e nello stesso tempo determinato, le labbra protese a rivelare ostinazione e decisione, il mento delicato la cui tenerezza
è però immediatamente smentita dalla mandibola pronunciata… tutto consente di immaginare che lei sia giunta ad un punto di non ritorno, una risoluzione ineludibile, forse ineluttabile, alla cui necessità si è dovuta piegare, rassegnare…
I due colori che si contrappongono sullo sfondo: il rosso tempestoso del cuore femminile sempre in lotta con se
stesso e… con la ragione, che si acquieta nell’azzurro del cielo su cui si stagliano i fiori…
La natura spesso riesce con la sua bellezza e innocenza a rasserenare e purificare l’anima, se solo riuscissimo a percepirla e ad accoglierla dentro di noi…
Merita un commento l’acconciatura elaborata dei capelli blu-corvino, che ribadiscono l’impressione di un meraviglioso capitello corinzio…

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Da notare infine la rappresentazione dell’occhio, volutamente in contrasto con la postura di profilo del soggetto, forse a voler ricordare, in un tentativo di identificazione, la Nefertari degli Egizi.
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Rappresentazione dell’ “Amphitruo”

23 Mag

Tra qualche giorno il gruppo teatrale del Liceo classico “M.Pagano”

“Rumori fuori Scena” porterà in scena la commedia plautina “Amphitruo”

Ecco la locandina della rappresentazione…

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In bocca al lupo a tutti gli attori!

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Digressione

La Terra vista dallo spazio

23 Apr

La Terra vista dallo spazio in tempo reale…
direttamente dalla  International Space Station:
teniamola d’occhio: è l’unico pianeta che abbiamo per ora! 😉

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http://www.ustream.tv/channel/9408562

Terra

Diamoci del lei… (2)

21 Apr

I pronomi  allocutivi  ( di cortesia)  

Oggi vorrei riprendere il discorso sui pronomi di cortesia, (o allocutivi),

per vedere come ci regoliamo qui in Italia quando ci rivolgiamo ad un’altra persona.

Si sa, noi Italiani siamo compagnoni e talvolta un po’ invadenti,

e all’insegna del “volémose bbène” siamo portati a dare del “tu” un po’ a tutti:

parenti ed amici, conoscenti e… perfetti sconosciuti!

Questa tendenza ha raggiunto la sua acme durante e subito dopo il ’68,

(i favolosi ed ormai lontani anni ’70 e ’80), in tempi di contestazione studentesca,

vetero-goliardia, figli dei fiori, musica beat e pop, “Fragole e sangue” eccetera, eccetera).
Poi le cose sono cambiate, e sempre più spesso oggi si sente dire “diamoci del lei”.

Ma questo “lei” (pl.: = “loro”) come è arrivato qui da noi?

Facciamo un salto indietro nel tempo: quando nel Medioevo si incominciarono

a diffondere la varie lingue romanze, dette anche neolatine:

in Italiano, (come in Francese e in Spagnolo), c’erano, per derivazione dal

latino, solo due pronomi allocutivi: il “tu” e il “voi”.

Ma nel XVI secolo gli Spagnoli introdussero in Italia, insieme alla loro

dominazione,  l’uso del “lei / loro” come pronomi di cortesia nei confronti di

persone di alto rango e alle quali bisognava rivolgersi con deferenza e rispetto.

Ecco alcuni esempi:

Il cameriere al suo nobile padrone:

“Sua Signoria Eccellentissima,
gradisce stamane della cioccolata o del caffè?”

Un suddito al suo re, facendo un profondo inchino:

“Sua maestà, mi permetta di riverirla!”

Perciò in Italiano abbiamo, (come in Spagnolo),

quattro pronomi allocutivi:

TU (lo si dà ad amici e parenti in tutta Italia).

VOI (lo si dava nell’Italia centro-settentrionale a persone socialmente inferiori,

ad esempio al maggiordomo, al cocchiere, alla cameriera;
lo si dà tuttora frequentemente nell’Italia meridionale a persone degne di

rispetto e considerazione, ad esempio anziani o superiori).

LEI (lo si dà nell’Italia centro-settentrionale, (raramente purtroppo in quella meridionale),
a tutte quelle persone a cui non si può dare del “tu”).

LORO (è il plurale del “lei”, ma è ormai desueto e affettato:
viene sempre più spesso sostituito dal “voi”.   😉   

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Apriamo il blog!

19 Apr

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Qualche giorno fa il prof Andreas Formiconi ha lanciato ufficialmente l’invito a tutti gli iscritti

al  “cMooc sulle tecnologie per la scuola”:

“Chiedo di aprire un blog a tutti coloro che vogliono continuare a partecipare pienamente al laboratorio.”  

Eh, si fa presto a dire “blog”…

…ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare di difficoltà, complicazioni, ostacoli,  che un neofita

incontra sulla sua strada nel tentativo di creare un blog!

Image    Per  averne un’idea basta leggere le miriadi di commenti che hanno fatto seguito allo start dato dal Grande Capo…

 http://iamarf.org/2013/04/13/apriamo-il-blog-ltis13/

e che raccontano con grande realismo e in tempo reale le vicissitudini, le avventure e le disavventure dei neo- blogger.

Image  E tuttavia , nonostante le difficoltà  e gli ostacoli  che si presentano con incredibile puntualità, nonostante la legge di Murphin, nonostante il terreno accidentato e costellato di tranelli e buche, è bello veder sorgere il nuovo villaggio…

Ognuno si sta costruendo, a modo sua la sua casetta… parva sed apta mihi…

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C’è chi  se la fa tutta rosa, un po’ leziosa e vezzosa… e chi la preferisce ipertecnologica…

Chi se la fa di paglia e chi di mattoni, qualcuno preferisce il legno: è più ecologico…

e chi la vuole trasparente e aperta a tutti, dimenticando perfino di chiuderla a chiave…

c’è chi la vuole  col giardino e chi la preferisce in stile neogotico o neoclassico…

Insomma il nostro villaggetto sta rapidamente sorgendo con tutte queste nuove casette che spuntano come funghi…

di giorno in giorno… di ora in ora… l’una diversa dall’altra,  collegate tra loro da stradine e sentieri… track e backtrack…

e tutte poi legate a filo doppio con la grande casa madre dove è possibile bussare ad ogni ora del giorno e della notte

e trovare informazioni, consigli, conforto, pronto soccorso  e generi di prima necessità…

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Racconti intorno al fuoco…

9 Apr

Nel forum del nuovo corso del prof. Andreas Formiconi,

Un cMOOC sulle tecnologie internet per la scuola – #ltis13

è nata l’idea di cimentarsi nello storytelling…

Tutto è iniziato da un post che Andreas ci ha proposto…

http://iamarf.org/2013/04/09/le-voci-degli-ultimi-ltis13/#comment-13674

in cui si parla del film documentario Mare Chiuso, di Stefano Liberti e Andrea Segre,                        “nel quale si affronta la tragica vicenda che vide protagonisti gli immigrati africani respinti in territorio libico nel canale di Sicilia dalla marina militare e dalla guardia di finanza italiana,   in seguito agli accordi tra Gheddafi e il governo italiano”.

L’idea di questi “Racconti intorno al fuoco” è nata così, dal commento di qualcuno nel gruppo…

“Avevo già visto da qualche parte il video “Mare Chiuso”; ne ero rimasta indignata e sconvolta…                                                                                                                                Mi è venuta allora l’idea di scrivere un inizio di racconto di pseudo-fantascienza da proporre ai miei alunni, chiedendo loro di continuare a scriverlo in wiki.                                         Visto però che hai dato a tutti noi questo input, Andreas, vorrei proporre ai miei compagni di corso un’esperienza di storytelling, invitandoli ad un’attività di scrittura collaborativa, (wiki), cioè a continuare il racconto, dal momento che abbiamo anche lo strumento adatto, il pad…                                                                                                                                     Dovrebbe essere come sedersi intorno ad un fuoco acceso, nel nostro villaggetto, e raccontarsi a turno delle storie, anzi un pezzo della storia relativa all’argomento proposto…”

Ecco l’inizio del racconto alla cui stesura sono invitati tutti a partecipare in un’esperienza di scrittura creativa e collaborativa, in cui ognuno riverserà il suo background, le sue idee, il suo vissuto…

E’  fantascienza, ma può diventare realtà…

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Siamo nel 2213 d.C. ed il pianeta Terra è interessato da una nuova glaciazione che sta provocando un avanzamento dei ghiacci verso regioni che fino a 200 anni fa godevano di un clima temperato che permetteva lo sviluppo sociale ed economico ed il fiorire della cultura e delle arti in ogni forma e in ogni campo.

Anche l’Italia, un tempo fiore all’occhiello dell’Europa, si trova stretta nella morsa del freddo e del ghiaccio e quasi ogni giorno gruppi sempre più numerosi di Italiani,  Francesi, Spagnoli, Tedeschi, Svizzeri e, per farla breve, di tutti i popoli europei, si vedono costretti a cercare rifugio e migliori condizioni di vita più a sud, dirigendosi a bordo di navi, motoscafi, barche a vela, gommoni, zattere, vasche da bagno…                                                                  verso l’Africa che ora,  grazie alle mutate condizioni climatiche, gode di un meraviglioso clima temperato.

Il Sahara, un tempo il più esteso deserto della Terra, è diventato un nuovo paradiso terrestre, campi fertili, giardini, orti, sono una delizia per gli occhi ed offrono cibo in abbondanza a tutti gli abitanti, un tempo costretti dalla siccità e dalla carestia ad emigrare, e ai numerosi animali che popolano il cosiddetto continente nero, che dopo millenni di sofferenza e di abbandono è di nuovo al centro dello sviluppo e del progresso come ai tempi degli antichi Egizi…

In questo continente così felice e prospero si sono formati due partiti:  quello degli Integralisti Vendicativi,  che non hanno dimenticato tutti i soprusi, le angherie, le sopraffazioni, le violenze subite dai loro antenati, costretti dalla povertà e dalle carestie ad emigrare e a cercare migliori condizioni di vita, o almeno la sopravvivenza, al nord, oltre il Mediterraneo, verso i Paesi ricchi e progrediti, (ma non sempre civili), dell’Europa.

Costoro al grido di  “L’Africa agli Africani!” pattugliano tutte le coste, dal Marocco alla Somalia, respingendo e ricacciando in mare, nelle ormai gelide acque del “Mare Nostrum”, chiunque fosse intenzionato a sbarcare nella loro terra, tornata ora ricca e fiorente, perché egoisticamente non vogliono condividere il loro ritrovato benessere con degli stranieri, che non parlano la loro lingua, non praticano la loro religione e sono per giunta orribilmente bianchi di pelle, bianchi appunto come i ghiacci che  stanno seppellendo i territori dai quali provengono.

Poi ci sono , ma purtroppo costituiscono una minoranza, coloro che  hanno creato il partito “W l’Umanità”, che hanno studiato e ricordano bene la storia,  non solo del loro continente, ma dell’intero pianeta Terra, quando il primo vero uomo, ancora tanto simile fisicamente ad una scimmia, ma completamente diverso nell’intelligenza e nella coscienza, proprio dall’Africa,  a gruppi più o meno numerosi, era emigrato a nord, ad est, a sud, ad ovest…                                                                                                                                                                                                                                                                                   Questi ultimi considerano i nuovi arrivati come dei fratelli, dei parenti più o meno lontani, degli amici da accogliere ed aiutare, in nome della comune “humanitas”  e dell’identico DNA, a dispetto del colore della pelle, dei capelli, degli occhi…

Lum@ca  aprile 9, 2013 alle 9:26 pm

antonella_perrotta@yahoo.it

(continua tu…) 

I primi europei che riescono a sbarcare in terra d’Africa, dopo aver sperimentato fame, freddo e paura, si trovano accolti da alcuni volontari, un gruppo sparuto di persone che crede giusto dare un pasto caldo e un tetto sulla testa a persone che hanno viaggiato, inermi e disperati, per lunghissimi giorni o mesi in mezzo al mare.
Ma subito nascono le difficoltà: è difficile comprendersi. Anche solo per sapere in quale direzione spostarsi per essere registrati dalle autorità locali, occorre usare i gesti, lo sguardo e l’umanità. Ma in lontananza, si vede giungere un gruppo di uomini dagli sguardi non troppo accoglienti; sono gli appartenenti al partito “l’Africa agli Africani” pronti a fare di tutto per espellere i nuovi arrivati, prima ancora della loro identificazione.
Il terrore avvolge come una densa nuvola di fumo tossico, l’intera sponda di mare.

  Letizia    aprile 10, 2013 a 10:30 am

(continua tu…)

Un gruppo di italiani, da poco sbarcati, incominciano a pensare che avrebbero fatto bene ad accogliere i
” vù cumprà” , quando tentavano di vendere oggetti nelle strade per poter sopravvivere. E’ troppo tardi adesso, vorrebbero non sentire le voci di alcuni che gridano: “Tornate a casa “.
E adesso? i BIANCHI proveranno a lavorare come stagionali in NERO…

     maria campagna   aprile 12,2013 a 5:32 pm
maricamp58@gmail.com

(continua tu…)

‘…dalla subnet libera si diffonde la notizia di una guerra imminente. L’Unione degli stati del Nord ha appena dichiarato guerra all’Africa Unita. I messaggi di trattative diplomatiche frenetiche si susseguono a servizi riguardanti attacchi sul confine con la Turchia.

Gli immigrati cercavano disperati una via d’uscita, alla fine un colonnello inglese in pensione, con la testa bianca come la neve al sole di marzo, suggerì di appellarsi al trattato internazionale del 2113, dove veniva sancito il diritto di asilo temporaneo a patto che i cittadini ospitati riuscissero a dimostrare di essere utili al paese ospitante.
Una giovane donna, dai capelli rossi come il fuoco, precisa ed efficiente stava organizzando  un’assemblea di tutti i migranti,  per censire le competenze spendibili e  decidere il da farsi.   Dalla subnet venne scandito l’annuncio dell’invio di missili sulla costa occidentale del Marocco…poi le comunicazioni si interruppero…”

Graziano Ferro                     15/04/2013 alle 10:11 pm
appuntinrete.wordpress.com/
graziano.ferro@gmail.com

(continua tu…)

Perfetto, in terra straniera, senza diritti ed ora senza notizie.
Il blackout informativo, ingigantiva il senso del pericolo …
Non fosse stata la dura realtà , avrebbe potuto anche essere un canovaccio da cui trarre la trama di qualche film catastrofico.
Erika-  così si chiamava la donna dalla testa di fuoco – abituata a ragionare in fretta, si rese subito conto che qualsiasi attività sarebbe stata meglio dell’inazione poiché avrebbe distratto tutti loro e impedito il sorgere del panico.
Con altri due volontari, ritornò al suo censimento.
Thomas- il colonnello- abituato alle strategie, riconobbe la manovra e a sua volta chiamò a raccolta un gruppetto di persone che …”

laura
lhanny.blogspot.com
pizzotti.cfp@gmail.com

(continua tu…)

Thomas- il colonnello inglese – esperto di strategie militari e avvezzo alle emergenze, riconobbe la manovra e a sua volta chiamò a raccolta un gruppetto di persone che … apparivano disorientate e isolate, stremate dalla lunga  e difficoltosa traversata;  sembravano naufraghi, fortunosamente approdati  a quella costa.
Rivolse loro la parola, cercando di usare un tono di voce rassicurante:
“Come on, please, come here!”

Nessuno si mosse o diede l’impressione di aver udito il suo richiamo; rimasero là, alcuni accovacciati, altri distesi sulla sabbia, accanto al gommone incerottato e ormai sgonfio che doveva averli portati fin là, troppo esausti e disorientati per reagire alle sue parole.

Il colonnello si avvicinò a quel manipolo di disperati e, pensando che non avessero sentito, pronunciò  con  voce stentorea quello che ormai sembrava più un comando che un premuroso invito:

“Come on!  Stand up and answer my questions, please!                                                                                                             Who are you?   Where are you from??   Where you plan to go???”

E con la punta del suo stivale, ancora incongruamente lucido, sfiorò il piede nudo di quello che pareva un  relitto, lasciato là, sul bagnasciuga, dalle onde.

Improvvisamente il fagotto informe si animò, come azionato da un meccanismo a molla, e scattò in piedi, ergendosi in tutta la sua… esigua statura e, guardando con occhi feroci da sotto in su il colonnello inglese,                   urlò con quanto fiato aveva nei polmoni:

“Ueh! ma tu che vuò’ ‘a me?  Lassame stà, ca sinnò so’ uàje pe’ té!”

E agitò il piccolo pugno sporco di bitume sotto il naso del colonnello, allibito e basito.

Lum@ca

(continua tu…)

“Wh…at?… What?… ” articolò con voce strozzata il colonnello. Aveva perso il suo aplomb e appariva visibilmente imbarazzato in quella situazione che non riusciva a comprendere, tanto meno a controllare.                       “I can’t… I don’t understand you!   Tell me:   who are you? where are you from?!”

Ma le sorprese non erano finite per il povero colonnello… Da quello che sembrava solo un mucchietto di stracci  spuntarono due occhietti neri e vispi, che tradivano paura e curiosità in parti uguali.
Poi un’altra personcina si materializzò sotto lo sguardo perplesso dell’inglese e rizzandosi in piedi su due stecchi di gambe, con le manine rovesciate provocatoriamente sui fianchi, la testa arruffata di riccioli neri, lo apostrofò con una vocina stridula e spavalda:
“Ueeeh!  Ma tu chi si’!? Che vuò!??  Lassa sta’ a Pascalino, ca sinnò te dong nu càucie!!!”

Se avesse potuto comprendere la minaccia, difficilmente il colonnello ne sarebbe rimasto impressionato o se ne sarebbe preoccupato: i piedini nudi di quello scricciolo non avrebbero potuto costituire alcun pericolo per le sue gambe, inguainate e protette dagli stivali di cuoio nero…

Tuttavia ora erano due, e  quei due lo guardavano da sotto in su con aria di sfida, e le loro parole, benché incomprensibili, suonavano ostili e incongruamente aggressive…

Il colonnello Thomas batté in ritirata, indietreggiando e incespicando, e andò alla ricerca di aiuto.
Decise di rivolgersi alla donna dai capelli rossi che aveva intravisto poco prima.
La trovò intenta a compilare  su un grande taccuino la lista dei profughi che  le si erano accalcati intorno,
isolati o a gruppi, come naufraghi intorno ad una ciambella di salvataggio.

“Excuse me… Help me, please!   I found two children … but they don’t speak our language …
I can’t understand them … ”

Erika, la rossa, comprese a volo e rispose con marcata inflessione che tradiva le sue origini elvetiche:

“Don’t worry, ser,  I’ll take care…” e seguì il colonnello che la guidò, oltre la duna, fino ai due bambini che
si erano nel frattempo seduti sulla rena e giocavano con sassolini e conchiglie.

“Oh, poor, poor kids! Are you alone? Your mother isn’t there? Where is your father?”

I due bambini alzarono gli occhi e fissarono  i capelli rossi i e le lentiggini di quella donna
che parlava “strano”,  ma sorrideva rassicurante.

Erika si frugò nervosamente nelle tasche della giacca di tweed e scovò due Ricola; le porse ai bambini :
le afferrarono e scartocciarono con incredibile rapidità,  se le ficcarono in bocca  e incominciarono a succhiarle rumorosamente.

“Hmm!  Dark eyes and black hair…  Spanish or Italian children, I presume…!  Si rivolse alla bambina:
“Come on with me, baby!”.
La piccola afferrò la sua mano, si alzò e si avviò con lei, seguita dal fratello che a testa china faceva schizzare di qua e di là, calciandoli, i sassi che incontrava sulla sua strada. Chiudeva la processione il colonnello che avanzava, alto e dinoccolato, con passo marziale.

In pochi minuti furono al punto di ritrovo; la donna dai capelli rossi, congiunte le mani come se volesse pregare, le appoggiò alla bocca per amplificare la voce e urlo:
“Attention, please! Is there someone who speaks Spanish or Italian?”

Ripeté poi la domanda nelle sue due lingue madri…
“Attention,  s’il vous plaît!   Y at-il quelqu’un qui parle espagnol ou italien? ”

“Achtung, bitte! Gibt es jemanden, Spanisch oder Italienisch spricht? ”

Si udì un tramestio in mezzo alla folla dei profughi…che si agitò, rumoreggiò,  si aprì per fare ala al passaggio di una robusta signora di mezza età,  che indossava uno strano cappellino nero con la veletta…

“Moi…  c’est moi!  Je suis Madame Tulipe… Je parle un peu  italien, parce-que mon premier mari  était un Piémontais… ”

Lum@ca

(continua tu…)

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Ho chiesto ad un blogger incontrato per caso nel web…   (beh, non proprio per caso, mi è stato segnalato da tnt54) 😉     di partecipare al nostro storytelling…
Inserisco qua il suo indirizzo blog e per la proprietà commutativa dovrebbe apparire il backtrak nel suo…

http://masticone.wordpress.com/

http://masticone.wordpress.com/2013/04/22/noe-era-un-imbroglione-e-pure-un-ausiliare-del-traffico/